Chirurgia delle varici metodo CHIVA

É possibile curare le varici conservandone le funzioni?

Per curare le varici e le loro complicanze sono disponibili varie scelte terapeutiche. La più utilizzata ed anche la più conosciuta è la chirurgia finalizzata all’asportazione della vena safena (nota anche col termine anglosassone di “stripping” che significa appunto sfilare-asportare). Tra le altre ricordiamo la scleroterapia e le più recenti tecniche di trattamento endovasali, che hanno in comune, l’obliterazione (chiusura) della vena (dall’interno). Nonostante la vena trattata “rimanga al suo posto” viene persa la sua funzione di drenaggio del sangue, ridotta com’è ad un cordone fibroso inutilizzabile per il flusso sanguigno. La strategia CHIVA invece si prefigge di conservare innanzitutto la vena safena, che rappresenta la principale vena superficiale della gamba, mantenendo così la sua funzione ed utilizza la scleroterapia solo come completamento diciamo “estetico” delle vene di minore importanza, soprattutto dei capillari..
Per comprendere appieno la finalità e l’importanza della cura  CHIVA dobbiamo accennare brevemente a come si formano le varici.
All’interno delle vene degli arti inferiori sono presenti molte valvole unidirezionali che, grazie alla spinta impressa dalla pompa muscolare del polpaccio, indirizzano il sangue in esse contenuto dal piede verso il cuore, contro la forza di gravità. La causa delle VARICI va ricercata nella disfunzione di una o più valvole. La compromissione della funzionalità valvolare è determina la comparsa di reflusso (ovvero flusso invertito, patologico, contrario alla norma,  cioè dall’alto verso il basso), responsabile dello sviluppo di vene dilatate e tortuose: le VARICI. Il punto di inizio del reflusso è detto “punto di fuga”. Pertanto le varici, prima che un inestetismo, rappresentano l’espressione di una malattia della circolazione la cui cura, cioè l’eliminazione del reflusso, non implica necessariamente la loro eliminazione o distruzione.
Quali possono essere i sintomi della malattia varicosa? Quando sono compromesse, le vene safene e compaiono le varici, possono manifestarsi progressivamente, oltre a disturbi soggettivi come pesantezza, prurito e affaticamento, anche gonfiori (edemi), e col tempo ulcere e perfino trombosi sia superficiali che profonde.
CHIVA è l’acronimo francese di Cura Emodinamica della Insufficienza Venosa Ambulatoriale, spieghiamo meglio di cosa si tratta…
È una strategia terapeutica semplice nella attuazione ma più complessa delle altre nella pianificazione, poiché́ richiede un lungo periodo di apprendimento, apparecchiature di nuova generazione, ed un tempo a disposizione maggiore per effettuare la mappatura e la cartografia. Si basa sulla convinzione, avallata da evidenze cliniche e dalla esperienza quotidiana, che la dilatazione varicosa sia dovuta all’aumentata pressione ematica da reflusso, che determina un maggior carico di lavoro. Pertanto, il chirurgo stesso, mediante un esame ecocolordoppler detto “emodinamico”, individua precisamente tutti i punti di reflusso da correggere chirurgicamente, i cosiddetti “punti di fuga”, che riportati su una mappa cartacea, consentono di attuare per ciascun paziente una strategia personalizzata.
Cosa è importante sapere prima di sottoporsi a questo intervento?
Una prerogativa della CHIVA è l’attuazione chirurgica in ambulatorio, in anestesia locale, con pochi (1-3 )e piccoli tagli (2-20mm) mirati, quindi con scarsa invasività̀ e maggiore attenzione all’estetica. Data l’evolutività della malattia varicosa la soluzione terapeutica può essere raggiunta in uno o più tempi successivi. Le varici, sottratte così al maggior carico ma rimaste in sede, si riducono progressivamente di calibro già subito dopo l’intervento, mantengono il drenaggio dei tessuti e riducono negli anni la percentuale e la complessità delle recidive. Terminato l’intervento, pressoché indolore, il paziente è invitato a camminare immediatamente e nei giorni successivi almeno 1 ora al giorno.

Il caso clinico in fotografia presenta fig.1 voluminose varici della vena grande safena e sue tributarie al ginocchio. (fig.2) il risultato della mappatura emodinamica

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