Le emorroidi

Nel gergo comune quando si parla di emorroidi si fa riferimento ad una serie di affezioni della regione anale-perianale e del retto, molto diverse tra loro ma simili per sintomatologia. Cercheremo di fare chiarezza. E’ bene infatti sapere che ogni individuo sano è dotato del suo complesso emorroidario, indispensabile in quanto entra in gioco anche per una corretta contenzione sfinteriale. Per motivi che poi elencheremo, queste strutture possono degenerare e creare uno stato d malattia, la malattia emorroidaria appunto.
 
Premesso, inoltre, che molto spesso la diagnosi di tale affezione è superficiale, in quanto effettuata solo in base alla descrizione, da parte del paziente, di sintomi poco precisi, senza che venga effettuata un’ accurata visita, si comprende come i dati relativi alla sua reale incidenza sulla popolazione sia poco precisa; come è poco precisa la suddivisione per sesso ed età. Inoltre il pudore, i frequenti insuccessi, le diagnosi spesso errate (ma non solo) rappresentano un grosso ostacolo al raggiungimento di una diagnosi precoce.
 
Così molti pazienti si rivolgono allo specialista con condizioni di prolasso avanzato oppure in seguito a ricovero urgente per anemizzazione.
Studi epidemiologici rilevano che in almeno il 40-50% della popolazione sono presenti sintomi da emorroidi durante l’arco della vita e che una percentuale del 5 % ne è poi stabilmente affetta. L’età maggiormente colpita è quella dai 40 ai 65 anni.
 
La patogenesi della malattia emorroidaria è sicuramente multifattoriale, con fattori predisponenti e fattori scatenanti.
Nel British Journal of Surgery 1975, Thomson riporta la teoria secondo la quale il cedimento dei dispositivi di sostegno del tessuto emorroidario (soprattutto il ligamento di Parks), associato ad un aumentato sforzo defecatorio, faciliterebbe il prolasso che a sua volta ostacolerebbe il ritorno venoso per ipertono sfinteriale. In anni più recenti (1990) A.Longo riconosce nel prolasso della mucosa rettale, a monte del tessuto emorroidario vero e proprio, il motore della malattia emorroidaria, introducendo una tecnica che prevede la rimozione del tessuto rettale con trazione e riposizionamento verso l’alto dei cuscinetti emorroidari (che non vengono asportati).
 
La Sintomatologia
Il termine emorroide deriva dal greco haima=sangue e rheo=scorrere. Il sintomo più frequente della patologia emorroidaria, infatti, è rappresentato dal sanguinamento, che però non è specifico di questa malattia, pur essendo presente nel 70% dei casi; esso è presente infatti anche nella ragade e nei tumori, pertanto la sua causa va sempre indagata a fondo . Altri sintomi sono il fastidio ed il prurito, il prolasso, la trombosi, l’edema ed il dolore .
Per quanto riguarda la classificazione della patologia, quella maggiormente usata risale a Goligher, che divide le emorroidi in quattro gradi di gravità, di cui solo il primo non presenta prolasso.
 
-1 grado: stadio delle emorroidi interne, valutabili solo con esame proctoscopico, che evidenzia modeste ectasie circoscritte sanguinanti .-2 grado: stadio del prolasso che rientra spontaneamente dopo lo sforzo defecatorio
-3 grado: stadio del prolasso persistente, che si riduce solo con manovre manuali o in clinostatismo, compare al minimo sforzo e permane spesso per l’intera giornata.
-4 grado: stadio del prolasso irriducibile
 
La Terapia
Si distinguono due tipi di approccio: quello medico e quello chirurgico. Alla terapia medica è affidato il compito di alleviare i sintomi nella fase della flogosi acuta, quando non è possibile o è sconsigliato intervenire chirurgicamente, non ha la presunzione di guarire la malattia, quindi risulta particolarmente utile nei gradi meno avanzati. La terapia medica si avvale dell’impiego di farmaci flebotonici, antiedemigeni e antiinfiamamtori, associati all’effetto antiflogistico e miorilassante del calore sotto forma di semicupi .
 
I farmaci per uso topico (creme, pomate o unguenti, supposte o schiume) vanno impiegati con moderazione e per brevi periodi, in quanto contengono anestetici, cortisonici ed antibiotici che possono scatenare, con l’uso protratto, reazioni da ipersensibilizzazione della regione perianale, molto fastidiose.
 
Di gran lunga preferibili sono i prodotti per uso orale, sia compresse, che capsule o bustine a base di bioflavonoidi, variamente associati tra loro, con effetto complementare e sinergico antiflogistico e di stabilizzazione sul connettivo perivasale; tra questi si ricordano: la diosmina, che ha effetto sul tono della parete vasale riducendo la permeabilità capillare e quindi l’edema; l’esperidina, con azione antiflogistica, antiallergica ed antiossidante; la troxerutina, che potenzia l’effetto antiedemgeno, contrastando i radicali liberi e migliorando la funzione del microcircolo.
 
La terapia medica risulta utile anche associata alla terapia chirurgica, nel periodo peri e post operatorio.
 
Nelle fasi acute d’infiammazione dolorosa, ovvero di trombosi emorroidaria, e’ risolutiva l’ incisione in anestesia locale del gavocciolo emorroidario duro e dolente, che ha come effetto una rapida riduzione del dolore. Nel primo e secondo stadio sono indicati anche: la legatura elastica e la scleroterapia liquida o con schiuma , anche associate tra loro ; la metodica THD, basata sulla dearterializzazione del peduncolo emorroidario, attuata mediante la localizzazione doppler integrata, e nella prolassectomia. Per passare poi alla tradizionale e collaudata emorroidectomia sec Milligan –Morgan o alla più recente tecnica di Longo.
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