La ragade anale

La ragade anale è una patologia molto frequente (addirittura in sensibile aumento, soprattutto tra la popolazione giovane ed attiva) che colpisce quasi egualmente i due sessi; l’87 % dei pazienti ha età compresa tra 20 e 60 anni. Non è nota una singola causa che ne determini l’insorgenza; è più probabile, invece, che sia provocata da varie concause, tra cui le irregolarità dell’alvo (sia nel senso della stipsi che della diarrea), lo stress, l’ansia.
 
Essa consiste in una piccola lesione ulcerativa del rivestimento cutaneo-mucoso del canale anale. Il sintomo caratteristico è la comparsa del dolore acuto durante e dopo la defecazione, che può essere più o meno intenso e protrarsi da pochi minuti a molte ore. Il dolore è percepito come un taglio o un forte bruciore, come se un corpo estraneo trafiggesse l’ano. Per il paziente è difficile credere che una piccolissima lesione possa causare un dolore tanto intenso; ad esso si associa inoltre il sanguinamento, peraltro mai eccessivo, che è un altro sintomo allarmante per chi è affetto da tale patologia. Così l’angoscia e la paura si sommano alle reali cause del problema, creando un circolo vizioso che non può che peggiorare il quadro generale.
 
Nel 90-95% dei casi la ragade si localizza alla commissura anale posteriore, nella restante percentuale può essere multipla o solo anteriore. In corrispondenza della ragade si può spesso apprezzare anche visivamente una escrescenza, le cui dimensioni variano da pochi millimetri alla grandezza di un pisello, detta polipo o papilla sentinella, che rappresenta la reazione infiammatoria alla presenza della ragade e ne segue l’evoluzione.
Abbiamo accennato alla multifattorialità causale della ragade, ma gli studi effettuati negli ultimi 20 anni hanno rilevato due condizioni ricorrenti nella maggior parte di esse: l’ipertono dello sfintere interno ed una sofferenza circolatoria. L’ipertono dello sfintere interno è certamente la condizione più importante e la terapia moderna, pertanto, oltre a combattere le errate abitudini comportamentali ed alimentari, è volta a contrastare questa condizione con varie metodologie.
 
La ragade anale acuta, cioè insorta da pochi giorni, deve essere trattata con dieta, farmaci e ginnastica anale, e di norma giunge a guarigione in un’alta percentuale di casi. La ragade cronica, ovvero presente da più di 4 settimane, pone maggiori problemi. La terapia farmacologia e la ginnastica anale vanno certamente impiegate, ma la durata della cura può protrarsi per 2-3 mesi e, in caso di insuccesso, si deve ricorrere alla terapia chirurgica. Quest’ultima consiste nella sezione parziale del muscolo sfintere interno, che è un muscolo involontario; pur inducendo un’alta percentuale di guarigioni essa non è tuttavia scevra da effetti collaterali, insuccessi o recidive.

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